Vai ai contenuti

L'Agonìa - Associazione Culturale "Coro Ernico"

Salta menù
Salta menù

L'Agonìa

"Le Sette Parole dell' Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo"
 
 Tra i momenti liturgici (o paraliturgici) che appartengono ormai a un sentire religioso del passato e, quindi, alla memoria di impalpabili emozioni fortemente vissute, vi sono le Sette Parole pronunziate da Gesù nelle tre ore di agonia sulla croce. Nello svolgimento dei riti del Venerdì Santo – proprio da mezzogiorno fino alle 15,00 (l’ora nona giudaica) – il momento dell’agonia assumeva connotazioni di grande partecipazione e coinvolgimento dei fedeli, prima della commovente Adorazione della Croce, che quei riti concludeva e che oggi invece esaurisce la cosiddetta liturgia dell’hora nona. La riforma liturgica del concilio Vaticano II, nell’intento di snellire i tempi della ritualità in Parasceve, in realtà ha eliminato con le Sette Parole proprio quanto in ambito latino, controriformista e mediterraneo poteva essere considerato il corrispettivo della Passione oratoriale nell’ambito della riforma luterana. Entrambe le strutture seguono il tracciato ternario della Liturgia della Parola (tratta dal vangelo di Giovanni e dai Sinottici), il commento dottrinario (affidato al predicatore quaresimalista, corrispondente all’aria solistica dell’oratorio tedesco e, più specificatamente, bachiano) e la preghiera comunitaria (inni devozionali o corali veri e propri).
La devozione delle tre ore ad Alatri
 
 
Anche nella nostra Città la tradizione ha origini antiche, don Giuseppe Capone parlava di secoli…ma è pur vero che le notizie che abbiamo ad oggi della storia di questa tradizione paraliturgica sono scarse e frammentarie e veicolate dai protagonisti più recenti. La versione recitata da sempre, all’inizio con l’orchestra poi solo con organo,  è  quella con le parole di Pietro Metastasio (1736)  musicata da compositori quali Giovanni Aldega (1698/1782), Alessandro De Bonis (1888/1966),  Epimaco Egidi (1834/1910) - maestro di cappella ad Alatri dal 22/02/1894 al Dicembre 1904 -  i Maestri Ciarrapica e Fiorletta, Giuseppe Marchetti, Gigino Tarquini che ha anche arrangiato l’Invito  e la Quinta Parola  e con Organisti quali Giulio Sarra di cui si esegue anche la Prima Parola inserita agli inizi del secolo scorso (1901).
Le voci sono state per lunghi anni esclusivamente maschili perchè solo  nel 1967, si permette anche alle donne di cantare nelle Chiese. Fino a quel momento infatti   Papa Leone IV (847-855 d.C.) aveva proibito alle donne dei cori di cantare nelle chiese e, successivamente,  Papa Pio X  aveva bandito  le stesse donne dai cori delle chiese. Fino al 1967 quindi era stato necessario compensare con le voci maschili e quindi anche per l’Agonìa ad Alatri si  utilizzava  la tecnica del cosiddetto “falsettone”.
Qual è oggi il significato di questa tradizione?
Mettendo da parte l’aspetto liturgico e volendo parlare soltanto dell’aspetto “popolare” l’Agonìa ad Alatri contribuisce, assieme alla Processione del Venerdì Santo, storica e sacra, a creare quel senso di sgomento, di smarrimento, di dolore che per millenni hanno percorso, appunto per la popolazione che ha sempre avuto ed ha tutt’ora profonde radici cristiane, questo particolare giorno dell’anno.
La conservazione e la valorizzazione di un prezioso bene storico e artistico in via d'estinzione quale il patrimonio dei canti della tradizione orale, dotta o contadina e popolare, in particolare quello sacro è dovere di chiunque tenga alle proprie radici culturali. L’Agonìa non è una rievocazione storica, non è una delle tante manifestazioni nate per ricordare qualcosa ai posteri; l’Agonìa è preghiera in musica e lo scopo di chi ancora la esegue è di riproporre tale repertorio rendendolo vivo e fruibile alle nuove generazioni ma, soprattutto, emozionante per le persone più anziane che si trovano ad ascoltare melodie che ricordano la loro infanzia.  
 
DON ALESSANDRO DE BONIS

Alessandro De Bonis nacque a S. Giovanni Rotondo il 22 agosto 1888. Fin da piccolo apprese dal padre, modesto artigiano, i primi rudimenti della musica e ben presto destò la meraviglia della popolazione e a sette anni già accompagnava con l’organo il canto della S. Messa.
A 15 anni, nel 1903, il giovanotto fu inviato in Piemonte a Valsalice, per compiere i suoi studi ginnasiali e liceali. Già da questo tempo, cominciò a distinguersi per le sue doti intellettuali, morali ed artistiche. Dopo gli studi liceali, fu inviato a Ferrara per insegnare Italiano nella Scuola Tecnica; contemporaneamente potè dedicarsi agli studi musicali, frequentando il Conservatorio di Bologna, ove, a 22 anni, conseguì il diploma di Organo. Ritornato a Fogliazzo, in Piemonte, e compiuti gli studi teologici, fu ordinato sacerdote nel 1914.
Dal 1915 al 1919 fu cappellano militare in varie zone di guerra e negli anni 1920-21 fu inviato fra gli Italiani a Zurigo, ove, a contatto con un competente maestro tedesco, rassodò i suoi studi di musica.
Verso la fine del 1922 fu inviato a Napoli col compito di insegnante di lingua francese e di consigliere scolastico. Qui fu per tanti anni animatore e organizzatore di ogni attività scolastica e parascolastica. Contemporaneamente perfezionò i suoi studi musicali, conseguendo presso il Conservatorio “S. Pietro a Maiella” di Napoli il Diploma di Pianoforte ed il diploma di Composizione. In seguito a regolare concorso, il Maestro De Bonis ottenne, poi, la Cattedra di Canto Gregoriano presso il Pontificio Seminario Teologico di Posillipo (Napoli) e quello di canto Gregoriano e Musica sacra presso il Conservatorio “S. Pietro a Maiella” di Napoli.
Da questo momento il Maestro svolse quasi esclusivamente attività di musicista, dedicando il suo genio interamente alla produzione sacra pur rivelandosi molto valido in opere tecniche e profane e dimostrando sempre, a detta dei critici, “forza creativa e padronanza tecnica, sorretta dal possesso di seri e nutriti studi”.  
Divenuto ormai noto in campo nazionale ed internazionale per le sue multiformi opere vocali, strumentali e teoriche, il Maestro pubblicò il volume “Corso di analisi per lo studio delle forme musicali”, che fu molto apprezzato dagli studiosi di composizione e risvegliò nel mondo musicale problemi tecnici ed artistici sino ad allora sconosciuti.
Tra le sue opere (circa un centinaio) si ricordano con più frequenza il “Magnificat”, per la beatificazione di S. Giovanni Bosco, due Messe in onore di S. Domenico Savio, di cui una per la canonizzazione del Santo, l’altra per la consacrazione del grandioso tempio di S. Giovanni Bosco eretto a Cinecittà in Roma, la “Cantata Gloriosa” in onore della Madonna, e poi tutta una lunga serie di altri canti e di altre musiche soprattutto per organo.
Altri aspetti della personalità di Alessandro De Bonis sono costituiti dalla sua grande umiltà, dalla squisitezza d’animo, dalla sua disponibilità, dalla sua discrezione: qualità queste che lo imposero alla stima e alla benevolenza generale.
Morì compianto da tutti, soprattutto nel mondo artistico e salesiano, a Napoli il 25 gennaio 1966.
Ass. Culturale "Coro Ernico"
Created with WebSite X5
via Sisto Vinciguerra,5 - Alatri (Fr) - Italy
Torna ai contenuti
Icona dell'applicazione
Associazione Culturale "Coro Ernico" Installa questa applicazione sulla tua schermata principale per un'esperienza migliore
Tocca Pulsante di installazione su iOS poi "Aggiungi alla tua schermata"