L'Agonìa di N.S.G.C.

L'Agonìa di NSGC sulla croce

La liturgia delle tre ore dell'“Agonìa”– proprio da mezzogiorno fino alle 15, l'ora nona giudaica – si colloca tradizionalmente nelle devozioni del Venerdì ed è una lunga meditazione sugli interminabili momenti del sacrificio in croce del Redentore. Tale liturgia, ispirata alle sette parole pronunciate da Gesù sulla Croce e riportate nei Vangeli di Luca (23.34 e 23.46), Giovanni (19.26 ; 19.27 ; 19.28 e 19.30) e Matteo (27.46), è cresciuta secondo una elaborazione poetica di origine incerta ( forse sudamericana) e fiorì in modo particolare nel secondo settecento pur avendo avuto, certamente, uno sviluppo antecedente . La tradizione sembrerebbe essere nata a Lima, in Perù, circa tre secoli e mezzo fa e poi potata in Italia a Imola nella Chiesa di Sant'Agata il Venerdì Santo del 1786.

Nello svolgimento dei riti del Venerdì Santo il momento dell'agonia assumeva connotazioni di grande partecipazione e coinvolgimento dei fedeli, prima della commovente Adorazione della Croce, che quei riti concludeva e che oggi si esaurisce la cosiddetta liturgia dell'ora nona. La riforma liturgica del concilio Vaticano II, nell'intento di snellire i tempi della ritualità in Parasceve, in realtà ha eliminato con le Sette Parole proprio quanto in ambito latino, controriformista e mediterraneo poteva essere considerato il corrispettivo della Passione oratoriale nell'ambito della riforma luterana.Entrambe le strutture seguono il tracciato ternario della Liturgia della Parola (tratta dal vangelo di Giovanni e dai Sinottici), il commento dottrinario (affidato al predicatore quaresimalista, corrispondente all'aria solistica dell'oratorio tedesco e, dal sito: www.amanteaninelmondo.it ).

 

 

Invito : Già trafitto in legno duro .. .                             

 

Già trafitto in legno duro

dall'indegno popol rio,        

l a gran d'alma un Uomo Dio

va sul Golgota a spirar.

Voi che a Lui fedeli siete non perdete o Dio  i momenti:

di Gesù gli ultimi accenti

deh! venite, deh! venite ad ascoltar.

Prima Parola : Di mille colpe reo 

 

Di mille colpe reo, lo so, Signore io sono;

non merito perdono, né più il potrei sperar.

Ma senti quella voce che per me prega,

e poi, Signor se puoi lascia di perdonare.

(Padre,perdona loro perché  non sanno  quello che fanno) (Lc. 23.34)

Seconda Parola: Quando morte

 

Quando morte con l'orrido artiglio

la mia vita predare ne venga,

deh! Signor ti sovvenga di me.

Tu mi assisti nel fiero periglio.

E deposta la squallida salma,

venga l'alma a regnare con Te.

  

(Oggi sarai con me in Paradiso)  (Lc. 23.43)

Terza Parola: Volgi, deh! Volgi

 

 Volgi deh! Volgi a me il tuo

ciglio Maria pietosa,

poiché amorosa me qual tuo figlio  tu devi guardar .

Di tanto onore degno mi rendi,

del santo amore Tu il cor mi accendi,

né un solo istante freddo incostante.

Ah! mai non sia, ah! mai non sia  Gesù, Maria lasci d'amar.    

          

(Donna, ecco tuo figlio.Figlio, ecco tua Madre) (Gv.19.26)

Quarta parola : Dunque,dal Padre

 

Dunque dal Padre ancora abbandonato sei?

Ridotto t'ha l'amore a questo buon Gesù!

ed io coi falli miei, permisero gioir,

Potrotti abbandonare?

Piuttosto o Dio morir, non più peccar.

 

(Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?)

(Mt 27,46)

Quinta Parola : Qual giglio candido

 

Qual giglio candido allor che il cielo nemico

negagli il fresco umor,

il capo languido,sul verde stelo,

nel raggio fervido posa talor;

Fra mille spasimi tal pure esangue

di sete lagnasi il mio Signor !

Ov'è quel barbaro che mentr'ei langue

il refrigerio di poche lagrime gli neghi ancor ?

(Ho sete) (Gv. 19,28)                                  

Sesta Parola : L'alta impresa 

 

L'alta impresa è già compìta,

e Gesù con braccio forte

negli abissi la ria morte

vincitore precipitò.

 

Chi alle colpe ormai ritorna

della morte brama il regno

è di quella vita indegno,

che Gesù gli ridonò.  

(Tutto è compiuto)    

(Gv. 19.30

Settima Parola : Gesù scadenza

 

Jesus autem emissa voce magna, expiravit Gesù morì!

 Ricopresi di nero ammantò il cielo,

i duri sassi spezzansi

si squarcia il sacro vel.

 E l'universo attonito

compiange il suo Signor .

 Insensibile in mezzo a tanto duo,

più dei macigni stupìdo

sen resta l'uomo solo

che coi suoi falli origine

fu del comun dolor !

Compiangi il tuo Signor!

 

(Padre,nelle tue mani consegno

il mio spirito) (Lc. 23.46)